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La potenza trasformativa della relazione autentica

S.I.P.I XXVII Congresso Nazionale Contagi relazionali: emozioni, comportamenti, culture in Psicologia Individuale

Brescia 13-15 Aprile 2018

1. Il contesto adleriano

Alfred Adler (1904-1013) fornisce chiare indicazioni rispetto alle risorse che un buon terapeuta deve possedere. Egli deve essere capace di tranquille riflessioni, deve essere in grado di utilizzare come strumento di lavoro la sua profonda conoscenza dell’anima umana, non deve esaurire le proprie forze fermandosi alla superficie dei fenomeni, ma deve lavorare con interesse sulle radici e sulle cause pulsionali di qualunque anormalità e deve essere in grado di percorrere quella via che conduce dal sintomo alla fonte della malattia. Adler aggiunge inoltre che con la sua proficua logica e la sua intuizione il terapeuta deve stimolare e promuovere l’utilizzo delle risorse guaritrici del malato. Nel pensiero adleriano appare evidente che la forza motrice dell’intervento clinico si basa sulla relazione terapeutica e sul processo d’incoraggiamento. E’ fondamentale, inoltre, cercare di lavorare in profondità per favorire un processo di guarigione che rimetta in funzione le naturali risorse guaritrici. Riconoscere i disfunzionali e inconsapevoli dinamismi psichici e relazionali del paziente (la meta fittizia, le super-compensazioni, le contro-compensazioni, le finzioni fittizie e/o rafforzate, le difese finzionali, etc.) è parzialmente efficace quando si realizza sul piano della coscienza razionale (a livello della corteccia prefrontale) senza coinvolgere completamente l’intero sistema emotivo (cervello limbico) e l’unità biopsichica.

2. Gli importanti apporti delle più recenti scoperte scientifiche

Le emozioni entrano in gioco in ogni situazione umana, in ogni ambito della vita e sono eventi fisiologici universali, neurovegetativi e biochimici: le emozioni e le loro componenti biochimiche costituiscono un legame essenziale tra mente e corpo implicando un importante collegamento col concetto di memoria implicita. La psicologia prima e le neuroscienze oggi riconoscono che il motore della vita psichica e del comportamento (le emozioni, le modalità di attaccamento, la memoria nonché l’olfatto) è collocato nel sistema limbico del cervello:il mal funzionamento del cervello emotivo conduce verso disturbi di natura psichica e fisica, confermando il fondamentale ruolo del sistema limbico per la vita e per il benessere psicofisico (controllo del cuore, pressione arteriosa, ormoni, apparato digerente e sistema immunitario). L’area prefrontale della corteccia è responsabile del benessere mente-corpo e della capacità di resilienza allo stress e si sviluppa attraverso la relazione di attaccamento; disfunzioni in tale area sono associate a un vero e proprio mutamento di personalità: impulsività, irascibilità, incapacità a rispondere in modo adeguato agli stimoli sociali, assenza di giudizio e di empatia. La rivoluzionaria prospettiva della teoria polivagale mostra la straordinaria risonanza fisiologica delle relazioni umane, collegando lo sviluppo del sistema nervoso autonomo all’esperienza affettiva, all’espressione facciale, alla mimica del viso, alla comunicazione vocale e all’effettivo comportamento sociale. Per poter riattivare i fisiologici processi di guarigione che si sono bloccati attraverso esperienze relazionali disfunzionali, la relazione di cura non deve innescare nel sistema vagale del paziente una risposta di pericolo.

3. La relazione terapeutica che trasforma

Un terapeuta efficace deve saper gettare le basi di un legame sicuro già dal primo incontro, deve essere in grado di mantenerlo stabile nel corso delle sedute perché possa diventare sempre più solido nel tempo della psicoterapia. Solo all’interno di una relazione sicura, stabile e solida, implicitamente sentita e vissuta come un porto sicuro potranno riattivarsi i processi maturativi che sono stati bloccati dagli eventi traumatici e dalle relazioni patogene, e il paziente potrà fino in fondo prendersi cura delle proprie ferite. Il terapeuta deve saper mantenere stabile il setting dentro il quale si gioca la relazione terapeutica. Il principale elemento che ne favorisce la stabilità è la capacità del terapeuta di mantenere un punto fermo nella propria realtà interna, dal quale prendere anche forza, pur lasciandosi contagiare dal disorientato o disorganizzato o depresso mondo interiore del paziente. Il paziente impara un nuovo modo di essere Sé stesso più in modo implicito che attraverso verbalizzazioni esplicite, cioè attraverso l’esperienza emozionale e affettiva della relazione autentica che il terapeuta sa mettere in scena. Non sempre occorre che lo smascheramento delle finzioni e le interpretazioni siano esplicitate, più spesso è utile che siano implicite, custodite nella mente del terapeuta. Una relazione terapeutica con attaccamento affettivo sicuro, caratterizzata anche da una sana reciprocità, consente al paziente sia di sentirsi accolto e rispettato sia di trovarsi in condizioni di sicurezza tali da consentirgli di abbassare la morsa delle proprie difese finzionali (così da abbassare lentamente l’intensità delle finzioni), sia di affidarsi con fiducia (andando così verso un cambiamento anche nella forma delle finzioni) sia finalmente di soddisfare quel bisogno di tenerezza precocemente mortificato. Oltre alla regolazione del sistema emotivo e affettivo, una terapia analitica efficace deve poter favorire più sani percorsi di integrazione tra mente, corpo, emozioni e relazioni. Per un efficace processo trasformativo l’intervento del terapeuta deve arrivare fino all’area limbica del cervello e coinvolgere il corpo che sente ed elabora, attraverso una relazione autentica, fidata, affettivamente calda, cooperante e contagiosa. Soltanto attraverso una relazione autentica è possibile attivare la potenza trasformativa della relazione terapeutica che è in grado, in questo modo, di muovere cambiamenti nella memoria implicita e nel sistema di attaccamento.

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